THE INDIA MAIL
LA VALIGIA DELLE INDIE
London-Brindisi-Bombay
1870-2003
 
 
 

 

27/10/03

Cari Amici,
la Valigia delle Indie e' rientrata in Italia. Il sottoscritto con un volo Alitalia, la nostra compagnia di bandiera che mi ha gentilmento offerto un posto in business class con un sostanzioso sconto grazie all'interessamento del Dott. Fabio Bigotti della sede di Mumbay, Himalaya è invece rientrata via mare con un cargo del Lloyd Triestino i cui dirigenti, ignorando i solleciti del gentile sig.K.Kumar, agente dela Compagnia in Mumbai,non hanno ritenuto opportuno essere tra gli sponsor dell'iniziativa nonostante i legami storici che la univano al trasporto della Valigia delle Indie. Questo atteggiamento è stato proprio una delusione!
 
Ora sono in attesa che i tecnici della Ferrania sviluppino le pellicole, che auspico non abbiano subito danni dagli sbalzi di temperatura a cui sono state sottoposte ma specialmente dall'alta temperatura del deserto del Belochistan in Iran ed in Pakistan.
Non appena pronte mi attiverò per organizzare una mostra fotografica sulla Valigia delle Indie.
 
Mentre ero in viaggio mi è giunta comunicazione della concessione del Patrocinio  della Presidenza del Consiglio dei Ministri, un riconoscimento al valore dell'avventura che si unisce ai precedenti.
 
Tra qualche tempo terminerò la stesura del diario di viaggio al quale ho già iniziato a lavorare. Spero di avervi tra i miei lettori.
 
Ancora grazie a tutti voi per aver seguito con interesse questa mia avventura.
 
Rosario Mascia

 

23/09/03 : Missione compiuta !

L'auto ha superato brillantemente le dure prove a cui sono state sottoposte carrozzeria, motore, sospensioni e tutti gli organi meccanici oltre al motore, rivelandosi un eccezionale mezzo di trasporto la cui affidabilita' mi ha fatto dimenticare la mancanza di un condizionatore d'aria che sarebbe stato utile durante l'attraversamento del deserto del Belochistan iraniano e pakistano nonche' delle montagne pakistane dove nonostante l'altezza il caldo ha messo a dura prova sia l'auto che il sottoscritto.

Nonostante le sollecitazioni e gli sforzi questa piccola auto non ha nulla da invidiare alle blasonate Land Rover o Toyota ed anzi, in alcune situazioni che descrivero' dettagliatamente nel diario di viaggio di prossima pubblicazione al rientro in Italia, ha dimostrato una maggiore versatilita' sia nella guida che nella stabilita'. Inoltre i pneumatici originali russi da 185/75/16 si sono dimostrati robustissimi tanto che non ho mai forato nonostante gli spuntoni di rocce e pietre sui quali ho guidato per lunghi tratti. Anche i consumi sono stati, tutto sommato, moderati ed il serbatoio da 40 litri mi ha permesso di percorrere ad una media di 50-70 km ora tra i 350 ed i 380 chilometri. Il consumo di olio da Brindisi sino a Bombay e' stato di soli 4 litri, la valvola termostatica montata ad Atene si suggerimento dei meccanici della Lada Hellas non ha dato alcun problema ed anche durante i piu' duri sforsi la lancetta del termostato non ha mai superato la temperatura di 90 gradi, il consumo di acqua e' stato solo di un litro con l'aggiunta di altrettanto refrigerante mentre ho aggiunto un intero serbatoio di olio per frizione, sottoposta a duri sforzi, e pochi cc in quello dei freni.

Un bilancio tutto in attivo per quanto riguarda il motore! Anche il sottoscritto e' giunto in India abbastanza in forma nonostante abbia dovuto cambiare tutto il programma fatto a tavolino perche' sulle strade percorse gli imprevisti e la prudenza hanno consigliato di moderare velocita' e sollecitazioni e nonostante lo stress della guida spesso in solitario.

La parte piu' difficile del viaggio e' stata infatti la guida notturna, avevo preventivato di guidare solo nelle ore diurne, poiche' le condizioni delle strade non permettevano generalmente velocita' superiori ai 50 km l'ora inducendomi a guidare per tutto in percorso anche di notte nel tentativo di rispettare la tabella di marcia. E' stato durante queste ore che ho corso i maggiori pericoli poiche' gli automobilisti greci, turchi, iraniani, pakistani ed indiani usano gli abbagliati, ed i camions hanno quelli potenziati, per cui lo stress notturno e' stato molto alto.

Ma nonostante tutto Himalaya e' giunta felicemente a Bombay con il cofano un po' ammaccato -la riparazione non e' stata fatta proprio a regola d'arte ad Udaipur, nel Rajasthan,- dopo un incontro troppo ravvicinato con una vacca che se ne andava a passeggio alle 21,30 nella buia notte indiana ed ha attraversato improvvisamente la strada impedendomi di vederla in tempo ed evitare la collisione.

All'arrivo in India Himalaya e' stato oggetto di ammirazione da parte di molti, meravigliati dal fatto che sia riuscita a percorrere tanti chilometri senza dare problemi ed anche il sottoscritto e' stato oggetto di ammirazione tanto da meritare un articolo sul quotidiano The Hindu e sul Bombay Times che lo pubblichera' domani 26 Settembre 2003.

Coloro che volessero leggere il testo possono collegarsi con www.google.com e digitare il mio nome: rosario mascia nella stringa della ricerca. Appariranno una serie di articoli sul viaggio ed il lancio dell'agenzia France Presse da McLeod Ganj ripreso dal quotidiano indiano.

Nei prossimi giorni Himalaya verra' imbarcata su un cargo del Lloyd Triestino il cui agente a Bombay, sig. G.M.Kumar Krishnamoorthy si e' dimostrato una persona squisita e disponibilissima ad aiutarmi nel risolvere oltre alle pratiche doganali anche alcune incombenze personali e di lavoro come pure il Console Genrale d'Italia dr. Armando Barucco che nonostante gli impegni per il suo prossimo rientro in Italia mi ha presentato all'agente del Lloyd Triestino e mi ha aiutato nei contatti con la stampa locale organizzando per me l'incontro con il The Times of India, il quotidiano piu' letto in questa citta' che conta 16 milioni di abitanti

Con Himalaya hanno viaggiato 100 buste commemorative che domani riceveranno l'ultimo annullo e che riportero' con me al mio rientro in Italia spedendole quindi agli acquirenti. Purtroppo l'annullo di tehran e' saltato per via del poco tempo a mia disposizione per lasciare il paese come descritto nel precedente comunicato ei i cui approfondimenti verranno narati nel diario di viaggio

 
22/08/2003
 
Cari Amici,
la Valigia delle Indie e' finalmente entrata in India il 20 Agosto 2003 attraverso il check point di Wagha da dove ha continuato per Amritsar, Pathankot, Dharamsala giungendo a McLeod Ganj, la cittadina ai piedi dell'Himalaya dove vivono il Dalai Lama e circa tremila profughi tibetani, che cercano di preservare con grande difficolta' la propria cultura.
La Valigia sostera' qui circa sette giorni per annullare le buste, omaggiarne una a Sua Santita' il Dalai Lama, consegnare un pacco di medicinali al Delek Hospital, l'ospedale tibetano il cui nuovo edificio e' stato costruito con l'aiuto del San Raffaele di Milano e dove lavorano medici di formazione occidentale  che collaborano con il vicino ospedale tibetano i cuii pazienti sono curati con la medicina del Paese delle Nevi.
Riprendera' quindi il viaggio verso Delhi per giungere infine a Bombay.
Non vi sono stati problemi nell'attraversare la frontiera pakistana e neanche quella indiana salvo una accurata visita doganale ai bagagli ed all'auto da parte dei doganieri indiani per via dell'aumentato traffico di droga.
A Dharamsala verra' effettuato un secondo check ad Himalaya, il fuoristrada russo Lada Niva che finora non ha dato alcun problema meccanico, salvo piccole riparazioni una delle quali e' stata effettuata da un meccanico in Pakistan mentre le altre sono state effettuate dal sottoscritto. Nonostante il caldo torrido del deserto del Belochistan in Iran e Pakistan ed il pessimo stato delle strade in quest'ultimo paese, Himalaya ha dato prova di essere un fuoristrada all'altezza del viaggio, finora sono stati percorsi circa 10.000 chilometri, con consumi tutto sommato accettabili per le difficolta' incontrate, con una guida abbastanza confortevole, una eccellente tenuta di strada sulle asperita' delle montagne pakistane e sulle strade dissestate ed un motore che, nonostante sia stato letteralmente sommerso dal fango di una grossa pozzanghera dove sono entrato, ha continuato a girare senza eccessivi problemi, a parte qualche singhiozzo. Ma anche Himalaya, come il sottoscritto, necessita di qualche giorno di riposo e di una messa a punto della carburazione mentre io ne approfitto per rilassarmi tra le montagne che conosco.
Il prossimo comunicato verra' inviato all'arrivo a Bombay.
Rosario Mascia 
 

15/08/2003

Cari Amici,
la Valigia delle Indie,  partita da Brindisi il 21 Luglio 2003 bordo di un fuoristrada russo Lada Niva, chiamato Himalaya, è giunta a Quetta, in Pakistan il 13 Agosto 2003 dopo 24 giorni di viaggio attraverso la Grecia,la Turchia e l'Iran.
Non vi sono stati problemi nell'attravertsare la Grecia e la Turchia dove la Valigia ha sostato qualche ora ai piedi del monte Ararat mentre vi sono stati seri problemi nell'attraversamento dell'Iran poiche' sia il Ministero della Cultura,competente per il rilascio del visto ai giornalisti, sia il Ministero degli Esteri hanno rifiutato di estendere di soli due giorni il mio visto di transito di soli cinque giorni datomi dal consolato iraniano di Istanbul. 
L'Ambasciata italiana a Tehran mi ha sconsigliato di continuare il viaggio verso la frontiera pakistana invitandomi, con una lettera, a rientrare in Turchia e chiedere un nuovovisto. Cosa non facilmente possibile in 24 ore-tante ne avevo a disposizione per lasciare l'Iran- pena l'arresto...e soprattutto una grossa perdita finanziaria e la fine del viaggio.
Cosi' ho dovuto noleggiare a Tehran un autista iraniano che in 25
ore mi ha portato alla frontiera con il Pakistan anche se ho dovuto minacciarlo pesantemente per fargli rispettare gli accordi presi a Tehran allapresenza del personale dell'albergo e di due motociclisti italiani con i quali la Valigia ha viaggiato dalla frontiera turca a Tehran.
Pur essendo giunti alla frontiera con due ore di anticipo sulla scadenza del visto,erano le 22,30, la frontiera era chiusa-neanche l'ambasciata italiana ne era al corrente-e solo il casuale incontro con un medico del locale ospedale mi ha permesso di varcare senza problemi la frontiera il giorno dopo scortato da tutto lo staff dell'ospedale.
All'ingresso di Taftan, la parte pakistana della frontiera, sono stato accolto come un ospite ed un amico, grazie all'intervento del consigliere Muttaqui e della sig.ra Bianchini dell'Ambasciata pakistana di Roma. Vi e' stato un notevole interesse per il viaggio della Valigia da parte delle guardie di frontiera e degli ufficiali della dogana dei quali sono stato ospite a pranzo, mi hanno permesso di riposarmi e mi hanno procurato una guardia del corpo dei Levies Rangers con la quale sonopartito la sera per Dalbandin sostando nella loro caserma. L'indomani, cambiandodiverse scorte in base alla competenza territoriale di ciascuna caserma, sono giunto a Quetta nelle prime ore del pomeriggio accolto da uno dei capi della locale polizia che con una jeep e sirena mi ha scortato sino all'albergo ottenendo per me una buona sistemazione.
La Valigia ripartira' da Quetta, dove ho preso il timbro postale di transito in sostituzione di quello di Tehran al quale ho dovuto rinunciare per lasciare in fretta l'Iran, il 17 Agosto diretta a Lahore che raggiungera' dopo tre giorni di viaggio e l'attraversamento di una catena di montagne.
A Lahore attraversera' la frontiera con l'India dirigendosi verso Dharamsala, la citta'dove vive il Dalai Lama, dove consegnero' i medicinaliportati dall'Italia al Delek Hospital.
Himalaya ha superato brillantemente dure prove su strade sterrate,sulle dune di sabbia che invadevano l'asfalto nel deserto iraniano ed in quello del Belochistan in Pakistan, ha retto i duri sobbalzi sui break speed, i dossi per rallentare la velocita' che sono fatti con l'asfalto ed hanno lo stesso colore cosi' e'molto difficile riconoscerli da lontano. Il termostato,montato ad Atene dalla Lada Hellas, ha retto benissimo alle temperature del deserto -dove all'esterno vi erano 40-45 gradi ed all'interno dell'abitacolo sono stati raggiunti i 50 gradi- senza mai superare i 90 gradi, la sua temperatura di esercizio. I consumi sono stati un po' alti di circa il 30% a causa del caldo e della benzina non proprio pulita. Le ruote russe originali con la camera d'aria 185/75/16, montate ad Atene in luogo delle Bridgestone 205/75/15, hanno anche loro superato brillantemente tutte le asperita' del terreno consentendomi una giuda sicura anche sulla sabbia.
A parte un rabocco di 2kg di olio, la sostituzione degli olii ai differenziali, del regolatore di tensione effettuata a Xanthi, in Grecia, a causa dell'accensione della spia della dinamo -rivelatasi poi un contatto- e l'aggiunta di un litro di refrigerante, non sono stati necessari altri interventi.
Il prossimo comunicato stampa verra' inviato da Dharamsala.
Rosario Mascia

 

Istanbul, sabato 27 luglio 2003
Cari Amici.
la Valigia delle Indie e' arrivata ieri sera ad Istanbul dove sostera' alcuni giorni. Da Patrasso ha proseguito per Atene sostando una notte. Qui i tecnici della Lada Niva hanno effettuato un controllo e la sostituzione delle gomme mettendo gli originali russi 182x75R16 in luogo dei 205/75/15 forse piu' belli ma con un maggior consumo di benzina e con problemi relativi alla ruota di scorta poiche', alloggiando questa nel cofano motore, non era possibile introdurvi una delle ruote montate inizialmente. La Valigia ha continuato il giorno dopo per Salonicco con una seconda sosta ospite del Dott. Enzo Peraro, Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Salonicco. Ha quindi proseguito per Alexandroupoli e Xanthi, una gradevole cittadina non lontano dal confine turco che ha superato venerdi pomeriggio fermandosi poi a Tekirdag da dove ha successivamente raggiunto l'antica Bisanzio nella serata di sabato 26 luglio 2003.
Ricevuto il timbro di transito dalle poste turche la Valigia ripartira' tra qualche giorno diretta ad Ankara da dove si inoltrera' in Anatolia percorrendola sino al confine iraniano.
Lungo la strada 'Himalaya', la Lada Niva 1600 con cui effettuo il viaggio, e' stata oggetto di curiosita' per via degli adesivi degli Sponsors -Ferrino, Ferrania, EDT, Agamare, CTInternational, Lada Niva club Italia, Centrus, Lada Hellas messo dagli amici greci della Lada e per quello che indicava il percorso.
Il prossimo comunicato stampa verra' inviato da Ankara.
Vi ringrazio per il sostegno morale con cui state seguendo il mio viaggio.
Rosario Mascia
 
20.07.03
Cari Amici,
la Valigia delle Indie,  riprende il suo viaggio imbarcandosi lunedì 21 Luglio alle 20 nel porto di Brindisi diretta ad Atene.
Da qui proseguirà via Salonicco per il confine greco-turco dove giungerà intorno al 26 luglio e da dove verrà inviato il Comunicato Stampa n° 3 prima di lasciare la Grecia.
 
Le previsioni della tabella di marcia prevedono l'arrivo ad Istanbul il 28 luglio, ad Ankara il 31 luglio, al confine turco-iraniano entro il 10 agosto.

Rosario Mascia

 

04.02.03
Come temuto ci saranno dei ritardi nella partenza da Brindisi a Bombay legati ai problemi di visto e documenti per il transito in Iran e Pakistan poichè paesi confinanti con una poteziale area di guerra (Iraq). Rosario ci ha scritto oggi segnalandoci che il viaggio dovrebbe riprendere in estate.
La Niva di Rosario Mascia, nonostante i suoi 13 anni sulle ruote, è comunque pronta al viaggio dopo una sosta tecnica presso il Centro Lada CTA di Roma, dove il titolare Giancarlo Giatti ha operato una serie di lavori meccanici di manutenzione (la vettura resta comunque praticamente di serie e questo darà ancora più fascino all'impresa)
 
 
21.01.03
Rosario Mascia sta completando tutte le formalità burocratiche per il transito in Iran, Pakistan e India.
Come potete immaginare, vista la situazione di un potenziale conflitto in Iraq, non è affatto semplice ottenere tutti i permessi ...
Oggi ha incontrato a Cerignola (FG) Sergio Catalini, presidente del Lada Niva Club Italia e sta rientrando a Roma per un controllo tecnico presso il concessionario CTA ed il "pellegrinaggio" tra le varie ambasciate dei paesi coinvolti nel suo viaggio.

 

 
14.01.03
Rosario Mascia, giornalista freelance e scrittore, è arrivato oggi in Italia ed ha fatto tappa presso la Centrus di Nichelino (Torino), importatore ufficiale Lada per l'Italia.
Alcuni giorni fa è partito da Londra a bordo di una Lada Niva 1600 del 1989 praticamente di serie e ribattezzata "Himalaya" con cui è intenzionato a raggiungere Bombay ripercorrendo il percorso del  transito della corrispondenza e dei viaggiatori da Londra a Bombay, che, verso la fine diel 1800 avveniva via Brindisi e toccava anche Atene, Istanbul, Teheran e Lahore.
Su questo sito pubblicheremo tutte le corrispondenze che l'amico Rosario ci trasmetterà dalle tappe del suo viaggio : nei prossimi giorni è prevista una sosta a Roma e quindi alcuni giorni di permanenza in Puglia per incontri pubblici e con la stampa dove presenterà il suo viaggio.
Prossimamente trasmetteremo anche le prime foto dell'impresa.
In bocca al lupo, Rosario : Facciamo tutti il tifo per te e per la tua Himalaya !
 
 
 
 
 
 
THE INDIA MAIL
LA VALIGIA DELLE INDIE
London-Brindisi-Bombay
1870-2003
 

 Sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica
Con il Patrocinio della Società Geografica Italiana

 

IL VIAGGIO: più di 12.000 km attraverso sette Stati

Con il contributo di Ferrino, Ferrania, EDT Edizioni di Torino, Dell'Orto Carburatori, Agamare, LadaCentrus e Centro Tecnoauto Assistenza di Roma, Lada Niva Club Italia, la Valigia delle Indie, il transito della corrispondenza e dei viaggiatori da Londra a Bombay via Brindisi (1870-1914), è partita da Londra l'8 Gennaio 2003 a bordo di un fuoristrada russo Lada Niva, chiamato Himalaya, giungendo a Brindisi il 17 Gennaio. Dalla capitale britannica sino al porto pugliese la Valigia ha seguito l'originale tracciato ferroviario percorso dai treni celeri Peninsular Express.

Non essendo più in servizio piroscafi passeggeri lungo la tratta Brindisi-Bombay, nella prima decade di Febbraio p.v. la Valigia si imbarcherà per Atene proseguendo per Istanbul, Tehran, Lahore Bombay dove l'arrivo è previsto circa 40 giorni dalla partenza da Brindisi. Con Himalaya viaggeranno 200 buste a sacco commemorative-Valigia- che sono state affrancate ed annullate a Londra e che saranno ulteriormente annullate in gni città di tappa così che al termine del viaggio riporteranno gli annulli delle città attraversate. Sul frontespizio recano il disegno dell'itinerario, la foto ed i dati tecnici dell'auto. La loro principale peculiarità è quella di essere nominative, intestate con il nome di colui che l'ha acquistata. Ciò ne fa un oggetto unico. Entro 30 giorni dall'arrivo a Bombay verranno inviate per corriere in Italia e recapitate ai destinatari.

Il costo di ciascuna busta è di 20 Euro . 

Il programma:

  1. Partenza dalla Victoria Station alla presenza degli Sponsor, autorità diplomatiche italiane, autorità britanniche, membri della comunità italiana, rappresentanti della stampa britannica ed estera. Imbarco a Dover e via Calais proseguimento sino a Brindisi.
  2. Dopo una breve sosta mi imbarcherò alla volta del Pireo per proseguire -via Atene, Istanbul, Tehran, Lahore- verso Bombay dove l'arrivo è previsto dopo circa 50 giorni dalla partenza da Londra.
  3. A Bombay sarò atteso nel porto da autorità diplomatiche italiane, autorità cittadine, commercianti indiani e stranieri, dal rappresentante dell'Ansa a Delhi, da giornalisti indiani ed esteri residenti in India .

Con Himalaya trasporterò mille buste filateliche commemorative-Valigia- formato 24cmx18cm -mezzo protocollo. Esse saranno affrancate con francobollo britannico ed annullate alla partenza con un  annullo speciale richiesto alle poste britanniche.  In ogni città di tappa verranno ulteriormente annullate nel locale ufficio postale in modo che al termine del viaggio riportino gli annulli delle città attraversate. Sul frontespizio recano il numero progressivo, il disegno dell'itinerario, i dati tecnici dell'auto. La principale peculiarità di ciascuna di loro è l'esclusività nominativa: partiranno da Londra intestate con il nome di colui che l'ha acquistata. Ciò ne fa un oggetto unico: solo 1.000 al mondo. Entro 30 giorni dall'arrivo a Bombay verranno inviate per corriere in Italia e recapitate ai destinatari.

Il costo di ciascuna busta è di 25 Euro . 


 
Si evidenzia che:

  1. Avendo ricevuto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, il viaggio acquista una rilevante valenza culturale e sportiva.
  2. Il viaggio sarà pubblicizzato dai colleghi dei media in Italia ed all'estero. Lungo il percorso invierò corrispondenze a: IlNuovo.it -giornale telematico-, Il Messaggero, Libero, Agenzia giornalistica Nea, notiziario Asefi. Al termine dell'avventura reportages verranno pubblicati su riviste di motori, turismo, fotografia ed attualità italiane e straniere. E' ragionevolmente veritiero calcolare in almeno  10 milioni di persone il numero di coloro che  verranno raggiunti dalle notizie sul viaggio.
  3. In tutte le città di tappa sosterò in Municipio, dove incontrerò il Sindaco, e nell'ufficio postale per l'annullo di transito.
  4. Al termine dell'impresa sarà pubblicato il diario del viaggio - ed un libro fotografico - .
  5. Poco prima dell'inizio del viaggio e durante lo stesso, oltre a corrispondenze, Press Release verranno inviati ai media nazionali ed esteri.
 
Estratto esplicativo di un mio articolo sulla "Valigia delle Indie":

Le luci della Victoria Station erano ormai piccoli punti in quella nebbiosa
notte londinese del 28 ottobre 1829. La diligenza sobbalzava
sull'acciottolato, la frusta del conducente schioccava nell'aria sfiorando i
due focosi sauri ma Thomas Waghorn non prestava attenzione a nulla. Non
avvertiva neppure gli scossoni che lo sballottavano all'interno della
vettura tanta era l'ansia di giungere a Dover ed imbarcarsi per la Francia.
Era conscio dell'importanza della sua missione: dimostrare che la posta
britannica viaggiando attraverso l'Egitto ed il Mar Rosso poteva giungere
nei Dominions indiani in soli sessanta giorni, trenta o quaranta in meno di
quanto allora impiegava per la via del Capo di Buona Speranza: un mucchio di
denaro risparmiato per gli uomini d'affari britannici. Lord Ellenborough ed
i direttori dell'East India Company, la potente compagnia di navigazione
britannica, avevano investito su di lui, ex ufficiale della Royal Navy con
anni di esperienza nella navigazione dei mari asiatici, e sulla sua pazza
idea. I dispacci che trasportava per Sir John Malcom, Governatore di
Bombay,ne erano la prova. Non poteva deluderli. Parigi non lo attrasse che
per un letto e qualche ora di sonno. Poi nuovamente in viaggio verso il
Moncenisio. La via per Genova era chiusa per le valanghe cadute sul Sempione
e la deviazione comportava settanta miglia in più sulla tabella di marcia.
Waghorn sporgeva la testa fuori dal finestrino della carrozza gridando al
conducente di frustare ancor più i cavalli: Padova, Venezia e finalmente
Trieste dopo soli nove giorni e mezzo dalla partenza da Londra, quando la
corrispondenza ordinaria ne impiegava quattordici. Il veliero spagnolo,
noleggiato senza badare a spese, impiegò sedici giorni per sbarcarlo nella
calura di Alesandria d'Egitto, un frettoloso incontro a Rosetta con il
console britannico e nuovamente in viaggio verso il Cairo dove si fornì dei
necessari salvacondotti per attraversare le 35 miglia di deserto che lo
separavano da Suez. L'8 dicembre vi giunse puntuale per imbarcarsi sull'
"Enterprise", la nave della East India Company che avrebbe dovuto portarlo a
Bombay ma dopo due febbrili giorni di attesa all'orizzonte non spuntò
l'Union Jack e Waghorn decise di andargli incontro a bordo di un "cangè"
verso Jeddha dove il 23 dicembre, appena sbarcato,seppe che l'"Enterprise"
non era salpata da Bombay. Fu il colpo di grazia a tutti i contrattempi che
lo avevano accompagnato nella testarda impresa:provato dalla fatica e dalla
tensione si ammalò. Qualche settimana più tardi riprese il viaggio
approdando a Bombay il 21 marzo 1830, quattro mesi e ventun giorni dalla
partenza da Londra, di cui 84 di viaggio effettivo. Un parziale successo che
i suoi mecenati continuarono a finanziare permettendogli di aprire
un'agenzia postale privata e nel 1836 coprì il percorso Londra- Bombay, via
Alessandria d'Egitto, in soli 60 giorni. Il governo britannico fu costretto
a prenderne atto e l' "East India Company" rilevò l' "Overland Route"
nominandolo suo agente in Egitto.
Partendo da Calcutta, Madras, Bombay e Calle i battelli della "East India
Company" navigavano il Mar Rosso sino a Suez dove posta e viaggiatori
proseguivano a bordo di veloci omnibus per Alessandria d'Egitto attesi dai
piroscafi della "Peninsular and Oriental Steam Navigation Company", più nota
come "P&O", concessionaria del governo britannico per il collegamento con i
porti inglesi di Folkestone, Dover e Southampton. Nel 1839 i suoi piroscafi
approdavano a Marsiglia da dove sacchi postali e viaggiatori raggiungevano
in carrozza Boulogne e da qui con i battelli della "South Eastern Railway"
sbarcavano a Folkestone. Il viaggio da Bombay a Londra si compiva ormai in
soli 35 giorni. Troppi secondo il governo italiano che nella penisola
finalmente unita riorganizzava la marina commerciale, investiva nelle strade
ferrate e nel miglioramento dei porti, in special modo in quello di
Brindisi: la porta d'Oriente. E questo era sempre più vicino con i lavori di
scavo del Canale di Suez e la ferrovia "Bressey-Bell" sul Moncenisio tanto
che attraverso la penisola il viaggio da Londra ad Alessandria d'Egitto era
di soli sei giorni. Il "Post Office" giudicò ormai maturi i tempi per
iniziare una serie di viaggi di prova via Brindisi con una "Valigia"
supplementare. Non appena il piroscafo "Delta" della "P&O" il 25 ottobre
1870 fu in vista del porto di Bombay, quattro colpi di cannone ne salutarono
l'arrivo.Quello era il primo battello che da Brindisi trasportava
ufficialmente la "Valigia delle Indie". La corrispondenza, portata a terra
dalle barche del "Sea Post Office", fu celermente smistata nell'ufficio
postale marittimo ma ancor rima dell'approdo già a bordo dei battelli
postali venne selezionata quella estinata alle famiglie più facoltose della
città che con una tassa aggiuntiva di dodici rupie avevano la precedenza.
L'apertura del traforo del Moncenisio e la fine della guerra
franco-tedesca,permisero ai sacchi postali ed ai viaggiatori di partire
dalla Victoria Station di Londra per Dover dove si imbarcavano sui piroscafi
della "P&O" diretti a Calais proseguendo quindi a bordo dalle lussuose
vetture "sleeping cars" della "Compagnia Internazionale delle Carrozze
Letto" per Parigi,Lione, Modane. Varcata la frontiera, continuavano su
convogli italiani via Torino, Bologna, Ancona, Foggia, Bari, Brindisi. Da
Calais a Brindisi, i due estremi poli terrestri distanti 2.250 chilometri,
il viaggio durava solo 50 ore ma era ricco di fascino e di avventura. Nei
lussuosi scompartimenti della Compagnia dei Wagons Lits, così come a bordo
delle altrettanto lussuose cabine dei piroscafi, diplomatici e spie,
maharajah e avventurieri,uomini d'affari, belle donne tessevano le loro
tresche contornando il viaggio con un alone di mistero. Un fascino che
durava 22 giorni da Londra a Bombay e che si protrasse sino al 15 agosto
1914 quando la preziosa pagina della "Valigia delle Indie" scomparve
dall'Orario delle Ferrovie Italiane e con essa quell'alone di mistero ed
avventura che per più di quarant'anni aveva avvolto il viaggio da Londra a
Bombay.